Due Diligence Startup: come preparare dati e materiali senza contraddizioni

di Dario Squartecchia · · 15 min di lettura

In breve

La due diligence di una startup è la fase in cui numeri, contratti, assetto societario e informazioni condivise nei primi incontri vengono confrontati con i documenti reali. Arrivarci preparati significa avere dati coerenti prima che un investitore trovi da solo le contraddizioni: sapere cosa verifica, quali red flag pesano e come gestire un'incoerenza.

Due Diligence Startup: immagine editoriale sul tema due diligence startup

Quando un investitore decide di approfondire il progetto, il pitch non basta più: comincia la due diligence. È il momento in cui numeri, contratti, assetto societario e informazioni condivise nei primi incontri vengono confrontati con i documenti reali. Per una startup, arrivarci preparata significa soprattutto evitare che piccole incoerenze diventino dubbi sulla qualità dei dati o sull’affidabilità del team. I round raramente rallentano per un singolo dettaglio; più spesso succede quando le informazioni non tornano tra deck, contabilità e documentazione. Prepararsi bene significa sapere in anticipo cosa verrà verificato, dove possono emergere domande e quali materiali devono essere pronti.

Cos'è, in pratica, la due diligence di una startup?

È un processo di verifica condotto dall'investitore, o dai consulenti legali e finanziari che lavorano per lui. Lo scopo è confermare le ipotesi su cui si basa l'offerta e individuare i rischi che potrebbero cambiarne le condizioni: valutazione, struttura dell'investimento, garanzie richieste ai founder.

Conviene tenere distinti due piani. La data room è lo spazio in cui i documenti vengono messi a disposizione; la due diligence è il lavoro che l'investitore fa su quei documenti e sulle risposte del team. Una data room ordinata rende la verifica più rapida, però non rende coerenti documenti che non lo sono.

Quando inizia la due diligence?

Il momento tipico è dopo la firma di un term sheet, il documento non vincolante che fissa valutazione, importo e principali condizioni dell'investimento. Il term sheet prevede di frequente anche un periodo di esclusiva, durante il quale la startup si impegna a non negoziare con altri investitori, ed è in quelle settimane che la verifica entra nel vivo.

Alcuni controlli partono prima. Un fondo può chiedere l'estrazione dei ricavi mensili o la cap table già dopo il secondo incontro, per decidere se proporre delle condizioni. È una verifica preliminare, concentrata su due o tre punti della tesi d'investimento. Quella che segue la firma, chiamata anche confirmatory due diligence, è più estesa e coinvolge consulenti esterni.

Sulla durata non esistono regole fisse: in un round seed con una struttura semplice possono bastare due o tre settimane, con più investitori o una storia societaria complicata si arriva facilmente a un paio di mesi. Molto dipende dalla velocità con cui la startup risponde.

Nel contesto più ampio del fundraising internazionale, la Strategia UE per startup e scaleup descrive come l'Unione europea intende facilitare l'accesso al capitale per startup e scaleup.

Chi la conduce

La risposta cambia con il tipo di investitore. Un fondo di venture capital di solito divide il lavoro. Il team d'investimento, cioè analyst, associate e il partner che segue l'operazione, si occupa delle verifiche di business: mercato, clienti, metriche, piano. Gli aspetti legali vanno a uno studio esterno e, per i numeri, può intervenire un consulente finanziario o un commercialista. Se il prodotto ha una forte componente tecnologica, non è raro che un esperto esamini architettura, qualità del codice e sicurezza.

Un business angel procede in modo più snello e personale, concentrandosi di solito su team, prodotto e cap table e chiedendo a un legale di rivedere i documenti dell'investimento. Quando gli angel investono in gruppo, attraverso un network o un club, capita che uno di loro faccia da capofila e condivida le proprie verifiche con gli altri.

L'advisor della startup, se c'è, siede dall'altra parte del tavolo. Aiuta a preparare documenti e risposte, coordina le richieste e a volte organizza un controllo interno prima che arrivi quello dell'investitore. La verifica la fa l'investitore; con un buon advisor al fianco, però, la startup risponde più in fretta e con più ordine.

Il legale dell'investitore copre la parte societaria e contrattuale: statuto, patti, aumenti di capitale, contratti commerciali e di lavoro, proprietà intellettuale, privacy, contenziosi. Il suo lavoro confluisce in genere in un report che elenca i punti critici e suggerisce come trattarli nei documenti finali. Anche la startup dovrebbe avere un proprio legale per negoziare quei documenti.

Cosa verifica chi conduce la due diligence?

Non esiste una sequenza valida per tutti: dipende dallo stadio, dal tipo di investitore e da cosa è emerso nei primi incontri. Nei round early stage, però, le verifiche seguono una logica abbastanza riconoscibile. Prima si chiarisce chi possiede cosa, poi se i numeri reggono, infine quali obblighi e rischi pesano sul futuro della società.

Struttura societaria e cap table

La prima domanda è chi possiede la società e con quali diritti. Statuto, eventuali patti parasociali, visura camerale e atti di aumento di capitale o di cessione delle quote vengono confrontati con la cap table presentata. Il controllo comprende anche ciò che in visura non compare: strumenti convertibili ancora aperti, opzioni o quote promesse a dipendenti e advisor, diritti di prelazione o di veto concessi a investitori precedenti.

Il motivo è concreto. L'investitore deve sapere quale percentuale avrà davvero dopo il round e chi potrà bloccare decisioni future. Una promessa di quote fatta per email a un advisor due anni prima e mai formalizzata è un caso tipico: non risulta da alcun atto, eppure chi l'ha ricevuta potrebbe rivendicarla. Una percentuale che non coincide tra deck e documenti societari tende a fermare il resto della verifica finché non viene chiarita. Come costruire e presentare la cap table è spiegato nell'approfondimento dedicato alla cap table.

Se la società è iscritta come startup innovativa, si controlla anche che i requisiti siano ancora rispettati, perché da quello status possono dipendere le agevolazioni fiscali per chi investe. Il riferimento è il quadro ufficiale italiano sulle startup innovative.

Persone e ruoli chiave

Qui l'attenzione va alle persone: contratti di dipendenti e collaboratori, piani di incentivazione, accordi tra i founder su tempo pieno, non concorrenza e uscita di un socio operativo, come le clausole di good leaver e bad leaver. Un founder che lavora ancora part-time per un'altra azienda può essere una situazione accettabile, se dichiarata. Se invece emerge per caso da un contratto, chi verifica comincia a guardare tutto il resto con più cautela.

Proprietà intellettuale

Codice, marchi, brevetti, domini e contenuti devono appartenere alla società, non ai singoli founder, a un ex socio o a un fornitore. I punti delicati si ripetono: sviluppo affidato a freelance senza una cessione scritta dei diritti, lavoro svolto prima della costituzione e mai trasferito alla società, componenti open source usati con licenze poco compatibili con il modello commerciale.

Un caso meno ovvio riguarda il lavoro precedente dei founder. Se il CTO ha scritto la prima versione del prodotto mentre era dipendente di un'altra azienda, il contratto di allora potrebbe attribuire quei diritti all'ex datore di lavoro. Spesso basta leggerlo per chiudere la questione, purché lo si faccia prima che la sollevi il legale dell'investitore.

Contratti rilevanti

Vengono letti i contratti con i clienti principali, con i fornitori critici e gli eventuali accordi di distribuzione o partnership. L'attenzione va a durata, condizioni di recesso, esclusive, penali e clausole di cambio di controllo. Un contratto che il cliente può chiudere con trenta giorni di preavviso pesa in modo diverso da un accordo triennale, anche se in slide entrambi compaiono come "cliente firmato".

Merita attenzione anche un'esclusiva concessa presto, magari per chiudere il primo cliente importante: può bloccare la crescita in un intero segmento per anni.

Numeri economico-finanziari e KPI

Bilanci, situazioni contabili infrannuali, estratti conto e modello finanziario vengono confrontati con le metriche mostrate nel pitch. Per ogni KPI deve essere possibile ricostruire il calcolo: da quale estrazione arriva, con quale perimetro, su quale periodo. Sul modello finanziario la domanda è un'altra, cioè da quali dati storici partono le ipotesi delle proiezioni.

È qui che emergono le differenze più frequenti: tra fatturato, incassato e pipeline, che nei materiali commerciali tendono a confondersi, e tra dati consuntivi e stime. Poi ci sono le definizioni. Se nel deck dichiari 40.000 euro di ricavo mensile ricorrente e il file contabile ne mostra 31.000, l'investitore vorrà capire quale definizione di ricavo stai usando. Magari conti contratti firmati ma non ancora attivi, oppure dividi per dodici un canone annuale non ancora incassato. Può essere una scelta difendibile, purché sia dichiarata e applicata sempre allo stesso modo.

Clienti e ricavi

Quando i ricavi sono una parte importante della tesi d'investimento, la verifica scende al livello del singolo cliente: concentrazione del fatturato, rinnovi, sconti concessi, crediti non ancora incassati. Se un cliente vale da solo il 45% dei ricavi, conviene anticipare la questione spiegando chi lo segue, da quanto tempo e quali segnali ci sono sul rinnovo. Alcuni investitori chiedono di parlare direttamente con un paio di clienti, per capire se il valore descritto nel pitch è lo stesso che percepisce chi paga.

Obblighi, contenziosi e rischi

Debiti e garanzie, finanziamenti pubblici con vincoli di destinazione, posizione fiscale e contributiva, contratti di lavoro, contenziosi in corso o minacciati, adempimenti privacy se il prodotto tratta dati personali. Nessuno di questi elementi esclude da solo un investimento. Diventa un problema quando emerge senza essere stato dichiarato prima.

Nella pratica possono prendere forme diverse: un finanziamento agevolato che prevede vincoli in caso di modifica della compagine sociale, una garanzia personale prestata da un founder su un fido della società, un ex collaboratore che chiede il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. Ciascuno ha una soluzione, a volte semplice, a patto che sia la startup a metterlo sul tavolo.

Coerenza tra ciò che il founder ha detto e i documenti

È il filo che attraversa tutte le aree precedenti. Ogni affermazione fatta nel pitch, nel deck o nelle email viene confrontata con il documento che dovrebbe sostenerla. Vale anche per le frasi dette a voce negli incontri, che il team tende a dimenticare e chi verifica ha annotato.

Le red flag più comuni

Alcuni problemi ricorrono abbastanza da poterli elencare. Nessuno chiude in automatico una trattativa, ma ciascuno allunga i tempi e sposta la discussione dalle prospettive ai rischi.

  • quote o opzioni promesse senza documenti, o una cap table che non coincide con la visura;
  • codice o marchio intestati a un founder, a un ex socio o a un fornitore;
  • KPI che non si riescono a ricostruire dai dati di partenza, o che cambiano definizione da un documento all'altro;
  • ricavi concentrati su uno o due clienti con contratti brevi o in scadenza;
  • debiti fiscali o contributivi non dichiarati, o contenziosi di cui l'investitore viene a sapere da altri;
  • accordi presi a voce con investitori precedenti, come diritti di informazione o di veto mai messi per iscritto.
Il segnale che pesa di più raramente compare in un documento. È il modo in cui il team reagisce quando un problema viene sollevato: risposte lente, versioni che cambiano e documenti incompleti dicono a chi verifica quanto controllo c'è sull'azienda, e quanta trasparenza aspettarsi dopo l'investimento.

Quando emerge un'incoerenza

Quanto pesi un'incoerenza dipende da cosa rivela e da come la gestisci. Il primo passaggio è quasi sempre una richiesta di chiarimento, a volte insieme a un documento da produrre. Se la spiegazione regge, la questione si chiude lì.

Un caso frequente: durante la verifica un investitore trova due valori diversi per lo stesso KPI di retention, uno nella data room e uno nel deck presentato due mesi prima. Nessuno dei due è sbagliato, perché uno era stato aggiornato dopo l'altro, ma nessun documento riporta la data di calcolo. La discrepanza viene letta come un segnale di scarso controllo interno, e da quel momento ogni numero viene ricontrollato con più attenzione. A creare il problema è stata la mancanza di tracciabilità, più che il dato in sé.

Se invece l'incoerenza tocca un elemento su cui si basa l'offerta, le strade si moltiplicano. Ricavi ricorrenti più bassi di quelli presentati possono portare a rivedere la valutazione. Una cessione dei diritti mancante su una parte del codice può diventare una condizione da soddisfare prima del closing. Altre volte il rischio viene coperto da una garanzia specifica dei founder nei documenti finali. E in alcuni casi, soprattutto quando il problema emerge tardi e non era stato dichiarato, l'investitore si ritira.

Le richieste aggiuntive

Durante la verifica arrivano quasi sempre domande e richieste di documenti non previste, raccolte in genere in una lista condivisa e numerata. Gestiscile con metodo: una persona del team che coordina e un registro con data, risposta, documento allegato e stato.

Rispondi per iscritto anche quando la questione è già stata chiarita a voce, perché le risposte scritte entrano nel materiale su cui si baserà la decisione. Se una richiesta non si può soddisfare, perché il documento non esiste o è coperto da riservatezza, dillo subito e proponi un'alternativa.

Come prepararsi senza aspettare la richiesta

Una due diligence dura spesso settimane, e nel frattempo i numeri cambiano. Gran parte della preparazione consiste nel rendere quei cambiamenti tracciabili:

  • una sola fonte per ogni KPI condiviso con l'esterno, con il metodo di calcolo scritto;
  • versione, autore e data su ogni documento che può essere aggiornato durante il processo;
  • per ogni aggiornamento, una nota che spiega cosa cambia e quali altri materiali dipendono da quel dato;
  • una spiegazione già pronta per ogni anomalia nota, come un mese di calo, un cliente perso o un margine sceso in un trimestre.
Prima ancora, vale la pena fare una verifica interna. Scegli le affermazioni più importanti del tuo deck e ricostruisci per ciascuna il percorso fino al documento che la prova: dove si trova, a quale periodo si riferisce, chi può spiegare eventuali differenze. Se il percorso si interrompe, hai trovato un'attività di preparazione concreta. A volte manca il documento, a volte la definizione usata nel deck è diversa da quella dei file, a volte il dato è stato aggiornato in un solo materiale.

Lo stesso esercizio vale per la parte societaria: ogni aumento di capitale deve risultare dagli atti depositati, chiunque abbia scritto codice per la società deve aver firmato una cessione dei diritti, ogni promessa di quote deve essere documentata.

E se un cliente importante ha disdetto il contratto il mese scorso, è meglio che l'investitore lo sappia da te, con il contesto, piuttosto che dedurlo da un estratto conto.

Cosa succede al termine della verifica

Quando la due diligence si chiude, i risultati confluiscono nei documenti dell'operazione. I rilievi del legale e del team d'investimento diventano clausole: dichiarazioni e garanzie che i founder rilasciano sulla situazione della società, eventuali condizioni da soddisfare prima del closing, impegni da rispettare dopo.

Un documento sottovalutato è la disclosure, cioè l'elenco delle eccezioni che la startup dichiara rispetto alle garanzie richieste: un contenzioso in corso o un contratto con una clausola particolare vanno indicati lì. In genere, ciò che è stato dichiarato nella disclosure non può poi essere contestato come violazione delle garanzie, ed è un buon motivo per compilarla con cura.

Poi arriva il closing. Per una S.r.l. italiana di solito significa una delibera di aumento di capitale davanti al notaio, la sottoscrizione delle nuove quote da parte dell'investitore e il versamento. Da quel momento iniziano gli obblighi verso il nuovo socio, a partire dalla reportistica periodica.

Dove proseguire

La due diligence chiude un percorso che comincia molto prima, con la preparazione al fundraising. Tra i temi che in verifica pesano di più ci sono il modo in cui hai presentato la valutazione della startup e lo stadio del round, perché la profondità dei controlli cresce passando da pre-seed a seed e Series A.

Se le evidenze raccolte devono confluire in un deck che regga la verifica, puoi vedere come lavoriamo sui pitch deck per investitori. Tempi e costi sono indicati in Piani e Prezzi.

Se vuoi controllare queste aree sul tuo caso prima che lo faccia un investitore, puoi partire dal Brief Strategico condividendo obiettivo e materiali disponibili.

Domande frequenti

Quali aree documentali preparare per la due diligence?

Organizza i materiali societari, finanziari, commerciali, di prodotto e relativi alle persone. La suddivisione deve permettere di trovare le evidenze pertinenti senza mescolare documenti con funzioni diverse.

Un KPI corretto è sufficiente per superare una verifica?

Deve anche essere ricostruibile. Conserva il percorso di estrazione e calcolo, così chi verifica può capire come sei arrivato al numero e confrontarlo con i documenti di riferimento.

Si possono presentare pipeline, fatture e incassi come un unico risultato?

No: rappresentano situazioni diverse. Distingui risultati registrati, fatturazione, denaro ricevuto e opportunità commerciali, senza sommarli in modo da far apparire già realizzato ciò che non lo è.

Come gestire dati che cambiano durante la due diligence?

Rendi riconoscibili versione, data e responsabile, spiegando il motivo della variazione. Il lettore deve poter distinguere un aggiornamento dei dati da una correzione o da un cambio di criterio.

Cosa fare quando emerge un'anomalia nei documenti?

Spiegala e rendi disponibile il contesto necessario a comprenderla. Nasconderla o lasciarla senza interpretazione rende più difficile ricostruire la situazione che i materiali dovrebbero rappresentare.

Fonti e riferimenti